Due sessioni gratuite di firmacopie, una conferenza e una dimostrazione di disegno dal vivo: a Bellinzona, Go Nagai ha ripercorso la propria carriera e risposto alle domande degli appassionati.
Mentre Go Nagai incontra il pubblico a Lucca Comics & Games 2026, torniamo alla sua partecipazione al Japan Matsuri 2025. Il 20 e 21 settembre, a Bellinzona, l’autore di Mazinger Z, Devilman, Cutie Honey e UFO Robot Goldrake è stato protagonista di un incontro dedicato alla sua carriera, nell’anno del cinquantesimo anniversario di Goldrake.
Durante il fine settimana, Nagai ha partecipato a due sessioni gratuite di firmacopie, una il sabato e una la domenica. Gli appuntamenti hanno permesso agli appassionati di incontrarlo, ricevere il suo autografo su una stampa ufficiale e scattare una fotografia con lui.
Il sabato, il Maestro è inoltre salito sul palco per una conferenza accompagnata da una dimostrazione di disegno dal vivo. La conversazione ha attraversato i suoi esordi, le letture che lo hanno affascinato e la nascita dei personaggi, fino alle riflessioni sull’intelligenza artificiale e sulle nuove generazioni di mangaka.

L’accoglienza del pubblico e il sogno di diventare mangaka
L’incontro si è aperto sulle note di un ricordo condiviso. Al presentatore è bastato accennare l’inizio della sigla italiana di Goldrake perché il pubblico proseguisse a cantare. Nagai ha sorriso davanti a quell’accoglienza, ringraziando i presenti ed esprimendo la propria felicità nel vedere quanto i suoi personaggi fossero amati anche a Bellinzona.
Dalle reazioni del pubblico si è passati ai primi passi nel disegno. Interrogato sui modelli iniziali, Nagai ha spiegato che i suoi personaggi nascevano soprattutto dall’immaginazione: chiudeva gli occhi, visualizzava delle figure e provava poi a riportarle sulla carta.
Le letture ebbero invece un ruolo importante nel desiderio di diventare autore. Da bambino amava i manga di Osamu Tezuka, in particolare Atom, conosciuto anche come Astro Boy. Leggendoli, cominciò a pensare di voler diventare a sua volta un mangaka.
Già alle elementari parlava di questa aspirazione con i compagni. Alcuni lo prendevano in giro: il fumettista era considerato un mestiere duro, con poche prospettive economiche, e gli dicevano che sarebbe rimasto povero per tutta la vita.
In famiglia trovò la libertà di seguire il proprio interesse. Nagai ha ricordato i genitori come permissivi, spiegando che il suo desiderio di disegnare manga non aveva creato contrasti e che gli avevano lasciato percorrere la propria strada.
Dante e Devilman: il fantastico come modo di raccontare il mondo
La conversazione su Devilman ha portato a una delle letture che più lo avevano affascinato: la Divina Commedia. Nagai possedeva in casa un’edizione illustrata da Gustave Doré ed era rimasto colpito dall’opera e dalle sue immagini.
Ha spiegato di averla letta come una sorta di racconto fantasy, avvicinandosi con curiosità al viaggio e al suo immaginario, senza viverla con il peso dell’approccio scolastico o religioso evocato dal presentatore. A interessarlo particolarmente era il percorso di Dante che comincia dall’Inferno.
Quando il presentatore ha richiamato il videogioco Dante’s Inferno, Nagai ha precisato di non conoscerlo, tornando invece sul fascino esercitato dal viaggio dantesco e dalla presenza delle figure diaboliche.
Parlando della pubblicazione di Devilman, ha ricordato anche alcune difficoltà. La crudezza di certe scene aveva suscitato avvertimenti da parte della casa editrice, ma era comunque riuscito a continuare a disegnare la storia.
Nella sua riflessione, quella violenza si collega alla realtà: il mondo ha sempre conosciuto guerre e conflitti. Anche attraverso una vicenda fantastica, il manga può quindi raccontare ciò che accade tra gli esseri umani.
Cutie Honey e le protagoniste femminili
Con Cutie Honey, il discorso si è spostato sulla creazione di un’eroina forte e capace di difendersi da sola. Nagai ha raccontato di aver voluto una protagonista giovane e bella, dedicando particolare attenzione alle forme e al disegno della figura femminile.
Alla domanda sul carattere innovativo del personaggio, ha spiegato che, in un contesto nel quale gli uomini occupavano spesso il centro del racconto, aveva desiderato creare una donna abbastanza forte da proteggersi anche dagli uomini.
Nagai ha ricordato le perplessità degli editori davanti alle protagoniste femminili: non tutti erano convinti che quelle storie potessero avere successo. Ripensando a quelle resistenze, ha espresso soddisfazione per aver contribuito a cambiare la situazione.

Mazinga Z, Goldrake e il legame con Bellinzona
Per raccontare l’origine di Mazinger Z, conosciuto in Italia come Mazinga Z, Nagai è tornato alle letture dell’infanzia. Da bambino seguiva manga con protagonisti robot, tra cui Super Robot 28. Quando quelle storie gli sembrarono essere scomparse, nacque il desiderio di crearne una propria: disegnare robot era anche un modo per ritrovare il mondo che lo aveva appassionato da piccolo.
La conversazione è poi arrivata al successo europeo di Goldrake. Nagai ha spiegato di non essersi reso conto subito della popolarità del personaggio in Italia e in Francia, perché inizialmente non aveva ricevuto queste informazioni dai responsabili delle produzioni animate. Le richieste di interviste provenienti dall’Europa gli fecero comprendere quanto fosse diventato conosciuto.
Durante l’incontro è emerso anche un ricordo legato alla città ospitante. Il presentatore ha raccontato del grande Goldrake apparso su un carro del Rabadan, il carnevale di Bellinzona, nel 1979. Ha poi invitato il pubblico a cercare negli archivi della RSI le immagini del robot trasportato sull’autostrada.
Nagai ha risposto di averle già viste in rete, precisando con una battuta che nel 1979 non era presente.
Manga, animazione e sigle
Interrogato sulle differenze tra manga e anime, Nagai ha descritto le possibilità dei due linguaggi. Il manga lavora con immagini ferme e lascia al lettore uno spazio importante per l’immaginazione e per l’immedesimazione nei sentimenti dei personaggi.
L’animazione può invece sfruttare il movimento e la musica. In particolare, ha sottolineato come una colonna sonora possa contribuire a dare completezza all’opera.
Il tema musicale ha offerto lo spunto per parlare delle sigle straniere. Ricordando anche la presenza di Cristina D’Avena nel programma del giorno successivo, il presentatore gli ha chiesto quale impressione gli facessero le versioni realizzate fuori dal Giappone.
Nagai ha spiegato di averne viste alcune italiane e straniere. Pur avendo testi diversi dagli originali giapponesi, riuscivano a suo giudizio a trasmettere l’idea dell’anime, e questo lo rendeva felice.
Si è parlato anche dei personaggi meno conosciuti. Con oltre trecento titoli e numerose storie brevi al proprio attivo, scegliere un solo personaggio che avrebbe meritato maggiore successo era difficile: Nagai ha risposto che erano molti quelli che avrebbe voluto vedere diventare famosi.
Anche concludere una serie, ha osservato, può essere complicato. Ogni personaggio ha una propria vita e un destino, e occorre trovare una conclusione per tutti.


Quattro disegni dal vivo e una riflessione sull’intelligenza artificiale
La conversazione si è quindi fermata per lasciare spazio al disegno. Davanti al pubblico, Nagai ha realizzato quattro opere dedicate ai suoi personaggi, ripercorrendo attraverso di loro alcune tappe della propria carriera.
Al termine della dimostrazione, il presentatore ha introdotto il tema dell’intelligenza artificiale, citando la diffusione delle immagini generate in stile Studio Ghibli e chiedendo se questi strumenti potessero rappresentare una minaccia per gli autori.
Nagai ha precisato di non conoscere l’applicazione menzionata, ma ha espresso preoccupazione per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nel suo intervento del 2025 ha osservato che non era ancora in grado di sostituire completamente gli autori e la fantasia dei grandi maestri, manifestando timore per le conseguenze di un eventuale superamento di quel limite.
Alla domanda su chi potesse considerare un proprio erede, ha invece parlato con fiducia dei giovani esordienti. Ha spiegato di ammirarne molti e di augurarsi che un giorno possano superare le sue opere, proseguendo quel filo invisibile che unisce la storia del manga.
Le domande del pubblico
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata agli appassionati, che hanno potuto rivolgere direttamente le proprie domande a Nagai.
Il primo intervento è arrivato dal presidente dell’associazione torinese “Amici di Go Nagai”. Ricordando il ruolo del doppiaggio storico nella diffusione degli anime in Italia, gli ha chiesto se avesse avuto occasione di ascoltare le sigle italiane o di conoscere i doppiatori dei suoi personaggi e quale impressione ne avesse ricavato.
Nagai ha risposto di aver avuto poche occasioni per ascoltare i doppiatori italiani o incontrarli personalmente. Ha però sottolineato di conoscere la grande passione del pubblico europeo, in particolare di quello italiano, e di essere molto felice del calore con cui erano state accolte le sue opere.
La seconda domanda ha riguardato l’aspetto dei personaggi e dei mostri: da dove nascono le forme particolari, grottesche o spaventose che compaiono nei suoi manga?
Il Maestro ha citato le mitologie e le leggende tradizionali giapponesi e occidentali, insieme all’osservazione della vita quotidiana. Nel suo processo creativo, elementi naturali e animali si combinano con forme immaginate, alla ricerca di creature capaci di colpire la fantasia del lettore.
L’ultima domanda gli ha chiesto un messaggio per i giovani artisti e disegnatori presenti a Bellinzona.
Nagai li ha incoraggiati a continuare a credere nella propria immaginazione e nei propri sogni. Ha ricordato che il percorso artistico può essere difficile, richiamando le reazioni dei compagni di scuola alla sua aspirazione di diventare mangaka, e li ha invitati a proseguire con passione, disegnando ciò che amano.
L’incontro si è concluso con un lungo applauso. Dopo aver ripercorso decenni di lavoro e la nascita di personaggi conosciuti in tutto il mondo, Nagai ha lasciato ai più giovani un consiglio legato all’esperienza da cui era cominciato il suo stesso percorso: continuare a disegnare.


