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 Genere 
LOUDNESS a Tokyo
Date: 2010.09.25
 CD 
Artista:   LOUDNESS  
 
Vedere i LOUDNESS vuol dire vedere una legenda.

Questo gruppo c’era 29 anni fa, come ricordava Niihara durante il concerto, il che vuol dire che c’era prima che in Giappone avvenisse la rivoluzione musicale e si aprissero definitivamente le strade ai gruppi odierni.
Non a caso è il gruppo che ha per primo pubblicato degli album all’estero, ed è stato il primo ad apparire sulla Billiboard Chart. Tutto ciò alcuni anni prima che in Giappone nascesse una vera e propria scena metal, esplosa poi negli anni ’90, soprattutto con i gruppi della Extasy.
I suoi membri sono cambiati più volte, ora per volontà della casa discografica ora per altre questioni, ma oggi, dopo la reunion avvenuta nel 2000, presenta la formazione originale con l’unica eccezione del batterista, divenuto dal 2009 Masayuki Suzuki, chiamato a sostituire lo storico e rimpianto, Munetaka Higuchi, morto per un cancro al fegato nel 2008.

Il concerto che ho avuto modo di vedere era il finale del loro tour giapponese CLASSIC LOUDNESS WORLD TOUR – LIGHTNING STRIKES 2010 IN JAPAN. (parte del più ampio tour mondiale che ha toccato anche l’Europa), il 30 Agosto allo Zepp Tokyo.
Il palco si presentava imponente, e davanti ad esso, si estendeva una marea di gente, fra cui anche stranieri.

Il loro sound è rimasto sempre fedele alle influenze estere, e differisce profondamente da tutto il filone visual con cui usualmente (ed erroneamente) viene identificata la musica di origine nipponica.
Pregio e difetto del gruppo è infatti la forte sonorità occidentale: dalla voce del cantante alla batteria. Cosa che non li fa essere da meno rispetto a molti altri gruppi “nostrani”.

L’atmosfera del concerto è stata coinvolgente fin dall’inizio.
Il gruppo non ha badato molto a effetti speciali, trucco e varie, la musica parlava per loro e per la loro lunga fama e carriera. Eppure in alcuni momenti, come quando le luci erano giocate maggiormente, o quando è stato issato il logo del gruppo sul fondo del palco, ho sentito un brivido lungo la schiena.
Sotto un ritmo incalzante, un mare di braccia accompagnavano la batteria, cori accompagnavano il cantante, e ululati di approvazione seguivano ogni canzone.
Di tanto in tanto vi era una breve pausa in cui i membri bevevano, si asciugavano il sudore e cambiavano strumento.

Data la recente scomparsa di Higuchi, il tour in questione, per certi versi presentava il nuovo arrivato, Suzuki, tanto che Niihara, cantante del gruppo, in un suo lungo intervento al microfono ha ricordato sia il vecchio batterista sia ha invitato il pubblico a salutare il nuovo membro.
Nello stesso intervento ricordava poi un prossimo concerto in memoria di Higuchi, e rifletteva sulla loro carriera augurandosi di essere ancora attivi fra 29 anni, tanti quanti ora ne sono passati dal loro debutto.

Il concerto in generale è stato godibilissimo, i LOUDNESS si sono mostrati all’altezza della propria fama, sebbene Niihara, che pure non si può dire senza voce, sembrasse a tratti faticare con le note più alte. Il chitarrista, Takasaki, ha eseguito alcuni assoli che da soli spiegavano perché egli sia uno dei chitarristi più rispettati dagli amanti del genere: il suo stile manteneva una dose di leggerezza che diveniva velocità delle dita che creavano note piccole e vorticose. Forse opinabile la sua chitarra con manico illuminato, ma è già una questione di gusti, la sua abilità resta indiscussa.

Come di consueto finito il concerto è seguita l’encore, accolta con entusiasmo dal pubblico.
Sono stati lanciati i vari plettri e le bacchette della batteria, provocando piccoli scontri sotto il palco, e una volta concluso il tutto, il gruppo, mani levate in alto a salutare le migliaia di persone presenti, si sono ritirati dietro le quinte, le luci sul palco sono calate e il fiume di persone ha iniziato pigramente a uscire.

Fuori dal locale ho notato ancora una volta quanto il pubblico fosse variegato, al di là della presenza maschile, nettamente superiore a quella femminile, vi erano età differenti, signori in giacca e cravatta, ragazzi, più una percentuale di stranieri, prova di come questo gruppo attiri appassionati diversi fra loro.


Vedere i LOUDNESS vuol dire vedere una legenda.

Questo gruppo c’era 29 anni fa, come ricordava Niihara durante il concerto, il che vuol dire che c’era prima che in Giappone avvenisse la rivoluzione musicale e si aprissero definitivamente le strade ai gruppi odierni.

Non a caso è il gruppo che ha per primo pubblicato degli album all’estero, ed è stato il primo ad apparire sulla Billiboard Chart. Tutto ciò alcuni anni prima che in Giappone nascesse una vera e propria scena metal, esplosa poi negli anni ’90, soprattutto con i gruppi della Extasy.

I suoi membri sono cambiati più volte, ora per volontà della casa discografica ora per altre questioni, ma oggi, dopo la reunion avvenuta nel 2000, presenta la formazione originale con l’unica eccezione del batterista, divenuto dal 2009 Masayuki Suzuki, chiamato a sostituire lo storico e rimpianto, Munetaka Higuchi, morto per un cancro al fegato nel 2008.

Il concerto che ho avuto modo di vedere era il finale del loro tour giapponese CLASSIC LOUDNESS WORLD TOUR – LIGHTNING STRIKES 2010 IN JAPAN. (parte del più ampio tour mondiale che ha toccato anche l’Europa), il 30 Agosto allo Zepp Tokyo:

Il palco si presentava imponente, e davanti ad esso, si estendeva una marea di gente, fra cui anche stranieri.

Il loro sound è rimasto sempre fedele alle influenze estere, e differisce profondamente da tutto il filone visual con cui usualmente (ed erroneamente) viene identificata la musica di origine nipponica.
Pregio e difetto del gruppo è infatti la forte sonorità occidentale: dalla voce del cantante alla batteria. Cosa che non li fa essere da meno rispetto a molti altri gruppi “nostrani”.

L’atmosfera del concerto è stata coinvolgente fin dall’inizio.
Il gruppo non ha badato molto a effetti speciali, trucco e varie, la musica parlava per loro e per la loro lunga fama e carriera. Eppure in alcuni momenti, come quando le luci erano giocate maggiormente, o quando è stato issato il logo del gruppo sul fondo del palco, ho sentito un brivido lungo la schiena.
Sotto un ritmo incalzante, un mare di braccia accompagnavano la batteria, cori accompagnavano il cantante, e ululati di approvazione seguivano ogni canzone.
Di tanto in tanto vi era una breve pausa in cui i membri bevevano, si asciugavano il sudore e cambiavano strumento.

Data la recente scomparsa di Higuchi, il tour in questione, per certi versi presentava il nuovo arrivato, Suzuki, tanto che Niihara, cantante del gruppo, in un suo lungo intervento al microfono ha ricordato sia il vecchio batterista sia ha invitato il pubblico a salutare il nuovo membro.
Nello stesso intervento ricordava poi un prossimo concerto in memoria di Higuchi, e rifletteva sulla loro carriera augurandosi di essere ancora attivi fra 29 anni, tanti quanti ora ne sono passati dal loro debutto.

Il concerto in generale è stato godibilissimo, i LOUDNESS si sono mostrati all’altezza della propria fama, sebbene Niihara, che pure non si può dire senza voce, sembrasse a tratti faticare con le note più alte. Il chitarrista, Takasaki, ha eseguito alcuni assoli che da soli spiegavano perché egli sia uno dei chitarristi più rispettati dagli amanti del genere: il suo stile manteneva una dose di leggerezza che diveniva velocità delle dita che creavano note piccole e vorticose. Forse opinabile la sua chitarra con manico illuminato, ma è già una questione di gusti, la sua abilità resta indiscussa.

Come di consueto finito il concerto è seguita l’encore, accolta con entusiasmo dal pubblico.
Sono stati lanciati i vari plettri e le bacchette della batteria, provocando piccoli scontri sotto il palco, e una volta concluso il tutto, il gruppo, mani levate in alto a salutare le migliaia di persone presenti, si sono ritirati dietro le quinte, le luci sul palco sono calate e il fiume di persone ha iniziato pigramente a uscire.

Fuori dal locale ho notato ancora una volta quanto il pubblico fosse variegato, al di là della presenza maschile, nettamente superiore a quella femminile, vi erano età differenti, signori in giacca e cravatta, ragazzi, più una percentuale di stranieri, prova di come questo gruppo attiri appassionati diversi fra loro.

Per chi si trovasse dalle parti di Tokyo, il 14 Ottobre la band suonerà nel concerto “Everlasting Munetaka Higuchi” al C.C. Lemon Hall di Shibuya (Tokyo), per ricordare il batterista del gruppo.
autore: Axel